giovedì 26 gennaio 2012

Frammenti - Eternità

Da quel suo letticciolo d'ammalata, in cui ormai da tempo Ester giaceva relegata, a stento captava, nei transitori momenti di veglia, le frasi frammentate che le giungevano, come bisbigli, dalla camera attigua.
Non brani interi di discorsi, quindi, ma dialoghi spezzettati, parole che giungevano, alla sua coscienza sconnessa, come vacue  mongolfiere sperdute in un cielo buio.
La visuale della finestra le rimandava l'immagine fissa di una geometria di rami, senza vento e senza aria, quasi che, anche il mondo esterno, fosse costretto alla sterilità farmacologica, la stessa della sua stanza.
Cosicchè lei non sapeva più quale fosse la stagione attuale, che tutte le parevano uguali o, peggio ancora, una sola, unica ed eterna.
Al pari di una vestale, cercava, allora, nei brevi momenti di lucidità, indizi nello spazio circoscritto di quel pezzetto di cielo ma, per quanto si sforzasse di ricordare, non c'era stato più passaggio di rondini nè nidificazione di pettirossi.
Neppure i nevrotici moscerini si erano più schiantati contro i vetri di quella finestra.
E da quel coacervo di rami non erano mai più nate gemme, nè maturato frutti, cosicchè poteva benissimo essere che lei fosse allettata da un solo giorno come, invece, da un tempo indefinito nel quale, in virtù di un sortilegio, si ridestava sempre nella stessa stagione.
Una stagione nuda, senza rondini e senza gemme; un autunno che s'incanagliva, beffardo, dietro i vetri della finestra, trascinandola in un incubo muto e vessatorio, dove la debolezza estrema le impediva la voce ed il movimento, riducendola ad un involto flaccido e pesantissimo, al contempo.
L'eternità, era in quella stanza, non più un solenne concetto astratto, ma tempo reale, perfido e malevolo.
Agognava, Ester, uno specchio in cui ritrovarsi per ritrovare il concreto presente, ma era pur certa che nel riflesso non ci sarebbe stata alcuna sua immagine autentica, che ciò che le si sarebbe rivelato sarebbe stata solo un'ombra esile ed allungata.
Indefinita.


4 commenti:

  1. L'eternità esiste quando si perde la cognizione del tempo!
    Un bacio
    elisena

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    1. ......nella fissità della memoria di quando si vive, paradossalmente, in un tempo circoscritto, l'unico riconosciuto, ad esempio, un eterno presente, in virtù del quale, il passato e il futuro, non sono riconosciuti perchè semplicemente non esistono.
      Un bacio
      Marilena

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  2. Molto triste , ma condizione purtroppo vera di molti, a volte è la stessa che si prova anche solo per un'influenza banale che ti mette ko, ma che per qualche ora/giorno ti fa sembrare inutile,debolmente imbalia di tutto e tutti, impotente, senza alcun riconoscimento di te stesso. Il finale mi ha colpito moltissimo.

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    1. Il concetto di eternità, Lucy, mi terrorizza, preferisco quello molto più umano di "presente".
      Mi terrorizza, l'eternità, perchè l'ho sperimentata nel periodo più buio della depressione: è un limbo in cui, se sopravvivi, rivedi tutti i parametri e le teorie sul tempo.

      Grazie, Lucy
      E' bello condividere con te :)
      Marilena

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Io non sono cattiva, è che mi disegnano così.
(Jessica Rabbit)